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50 anni fa sul tetto della sede della Apple Records al numero 3 di Savile Row, una stretta strada del centro di Londra, l’ultima apparizione dal vivo dei Beatles.

Il loro ultimo concerto che è rimasto nella storia conosciuto da tutti come “Rooftop concert“.

A causa di un contratto firmato a inizio carriera con la United Artists, i 4 ragazzi di Liverpool erano costretti a fare tre film.

Per primi girarono i due “musicarelli” “A hard day’s night” e “Help!“, poi si lanciarono nel progetto più psichdelico del “Magical Mystery tour” che però era un prodotto destinato solo alla trasmissione televisiva.

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Nel 1968 venne realizzato il cartone animato “Yellow Submarine“, ma non gli venne conteggiato come film in quanto la loro partecipazione in carne e ossa era minima.

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Nel 1969 Paul McCartney propose di filmare le sessions per il nuovo album “Get Back” e di fare uscire le riprese come un documentario sul loro operato in studio, per mostrare il metodo di lavoro dei Beatles. Nelle intenzioni di Paul la presenza fissa delle telecamere avrebbe inoltre impedito ai ragazzi di litigare. Nulla di questo avvenne: i loro screzi furono registrati e il risultato delle sessions non soddisfò i baronetti, che decisero di abbandonare il progetto sia dell’album sia del film “Get Back”.

A Gennaio del 1969, i Beatles sanno già che di li a poco si lasceranno, e che non hanno più molto tempo, né la voglia, per girare un altro film. Decidono quindi di fare un ultimo concerto e di lasciarsi filmare. Paul vorrebbe tenerlo a Londra, ma gli altri della band non ne hanno voglia; optano quindi per salire sul tetto dello studio di registrazione della Apple con i loro strumenti e i cameramen, e il resto passerà alla storia.

I quattro Beatles assieme a Billy Preston suonarono per 42 minuti, eseguendo cinque loro brani nuovi (alcuni più volte), per un totale nove takes. Le tracce furono registrate da Alan Parsons, e le riprese dirette da Michael Lindsay-Hogg. I primi spettatori dell’evento furono alcuni impiegati in pausa pranzo, che si affacciarono alle finestre per capire da dove provenisse quella musica; quando si comprese cosa stesse succedendo, anche la strada si riempì di curiosi con il naso all’insù. Quando poi la folla fu tale da intralciare la viabilità stradale (e sembra anche che alcuni impiegati si lamentarono del rumore) dovette intervenire la polizia.

I poliziotti entrarono nel palazzo della Apple, salirono sul tetto e fecero smettere la band di suonare. Il concerto era per fortuna durato abbastanza per le riprese del documentario e per registrare Get Back (tre volte), Don’t Let Me Down (due volte), I’ve Got a Feeling (due volte), One After 909 e Dig a Pony. Alla fine Lennon disse: “Speriamo di aver passato l’audizione”.

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Per i presenti fu un concerto molto strano: oltre a non vedere chi fosse a suonare, le canzoni proposte erano tutte nuove; nessuno le conosceva. In aggiunta a questo il pubblico non le sentì più per molto tempo, in quanto l’album che le contiene uscì oltre un anno dopo, nel maggio 1970. Il progetto di un disco e un film intitolati “Get Back” fu infatti abbandonato, ma il materiale audio registrato fu ripreso in mano l’anno successivo dal produttore Phil Spector, che ne ricavò uno dei loro album più famosi: “Let it be“.

Con lo stesso titolo uscì anche il film, che nel 1971 vinse sia un premio Oscar sia un Grammy, entrambi per la migliore colonna sonora.

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