“Reporter di selvatico”, appassiona grandi e piccoli con le sue storie.

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paolo rossi fotografo naturalista

Un insolito pomeriggio in compagnia di Paolo Rossi, fotografo genovese, testimone della cultura selvatica o inselvatichita dell’Appennino.

Da fotografo di lupi ai cortometraggi. Come la storia di una mandria di vacche, che vagava libera sull’Appennino ligure, ma anche di un lupo che ha mantenuto il suo status di capobranco, nonostante l’invalidità per una fucilata in Val di Taro (PR). Eccezionale la recente scoperta del ritorno del gatto selvatico europeo, allo stato brado in Liguria. Immortalato insieme al collega Nicola Rebora. Le loro immagini fanno parte di un report scientifico in evoluzione.

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Lunghe attese (Ph Lucia Traverso)

RACCONTARE LA VITA SELVATICA

Nasce la “saga del selvatico“: documentari brevi e senza retorica, che parlano a chi guarda attraverso immagini di animali e alberi.

Il primo è “Felis Gatto Sarvaego” (selvatico in dialetto ligure), con le immagini del ritorno del gatto selvatico europeo sull’Appennino Ligure. Ha ricevuto il premio come miglior documentario all’ VIII° edizione del Festival video “La Lanterna”(giugno 2022).

Segue “Sopravvissuti all’homo sapiens”. Documenta animali selvatici che hanno resistito tra le montagne dell’Appennino ligure/piemontese negli anni di massima espansione della civiltà rurale. Per la visione senza interferenze umane della fauna selvatica, si aggiudica il premio Best Beast. Inoltre il film è stato tra i pochi selezionati, delle 2200 candidature da artisti di tutto il mondo, per la proiezione sul canale speciale “Film Speaks Out”, durante la COP27 – 27a Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici – a Sharm el-Sheikh (novembre 2022).

Con “Dove l’uomo non è più sovrano” si entra nel vivo di come il bosco si sia riconquistato lo spazio che l’essere umano, negli anni, gli ha sottratto.

SGUARDO SELVATICO & INDIPENDENTE

Fotografare richiede molto tempo. Per trovare i luoghi adatti ci vogliono anche anni. Dove e come mettere la fototrappola. Attenzioni per non lasciare tracce. Molti fotografi cercano la soluzione più facile e certa: usano esche, preparano un capanno dove appostarsi, attirano l’animale e lo “catturano” nell’immagine. Invece il metodo di Paolo Rossi prevede fallimenti continui. Ma è proprio questo aspetto che permette di trovare l’animale nella sua autenticità e non di attrarlo.

 Il successo è arrivato dal basso, nessun ente o sponsor tecnico. Moltissimi da tutt’Italia i sostenitori dei suoi progetti, tramite crowdfunding, affascinati dalla sua indipendenza e dalla scelta di documentare in modo autentico, senza uso di artifici per attrarre gli animali. Un lavoro Etico, Eroico e Umile, fatto di studio dell’etologia degli animali che si vogliono fotografare, di attesa, di stagioni, di conoscenza e di esperienza dei territori.

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Paolo Rossi (Ph Lucia Traverso)

NEI BOSCHI DELL’APPENNINO DELLE 4 PROVINCE

“Dove l’uomo non è più sovrano” è il nuovo progetto, ambientato nei boschi dell’Appennino delle “quattro province”, Genova, Alessandria, Piacenza e Pavia. 

La natura sa fare a meno dell’uomo e meraviglia. Ho capito che bisogna guardare all’ambiente naturale come lo guarda l’animale. Questo rafforza il rapporto con il proprio patrimonio territoriale ed identitario” – racconta Paolo Rossi. Quindi fotografare gli animali selvatici autoctoni non è solo un lavoro, ma anche “un impegno civile che genera consapevolezza”.

LA CULTURA SELVATICA

Con il suo linguaggio semplice, gli aneddoti e l’ironia, negli anni ha saputo affascinare grandi e piccoli mostrando i suoi scatti.

Porta questa “cultura selvatica” ovunque. Nei laboratori in ambiente appenninico, negli incontri a scuola, nel mondo accademico, nelle mostre, nei libri, nelle interviste, tra le quali anche della BBC, di Topolino, RaiPlay e Rai2, ma anche nel confronto con persone di diverse età, modi di vedere e pensare. Senza dimenticare i festival, come in questi giorni al prestigioso Festival Internazionale di Immagini di Natura a Vila-Real in Portogallo.  

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