Annibale un Mito Mediterraneo

20/1 ORE 10:00 @ Musei Civici di Palazzo Farnese - Piacenza

Annibale un Mito Mediterraneo

Dopo duemila anni, Annibale torna in Italia.

Dal 16 Dicembre 2018 al 17 Marzo 2019, Palazzo Farnese di Piacenza ospita una mostra che ripercorre l’epopea del grande condottiero cartaginese.

L’esposizione Annibale. Un mito mediterraneo, curata dal professor Giovanni Brizzi, accademico italiano e massimo esperto di Annibale, è un viaggio nella storia del Mediterraneo all’epoca delle Guerre Puniche, attraverso la vicenda dell’uomo che osò sfidare Roma.

La rassegna si propone come un percorso immersivo che si snoda tra i sotterranei della storica residenza ducale piacentina, recentemente restaurati, dove la tecnologia incontra il rigore della ricerca storica.

Un affascinante itinerario tra preziosi reperti storici e artistici provenienti da istituzioni culturali italiane e internazionali e oggetti perduti, che rivivranno attraverso teche olografiche, oltre a videoinstallazioni, videowall e proiezioni, che ricostruiranno l’avventura di Annibale e il contesto storico dell’epoca, tra Roma, Cartagine e il Mediterraneo intero.

Ti servono: 6/12 EURI!!!

X INFO: INTENETTT FEISBUCCC MAILL CELLL *

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L'agriturismo circondato dai vigneti dei colli piacentini, affacciato sulla meravigliosa Val Trebbia. PC

Bacedasco

Frazione di collina del comune di Castell'Arquato, da sempre nota per l’uva e il vino.Non a caso il nome "Bacedasco" è di origine longobarda e significa "terra delle acque".Dal 1874 le prime analisi rivelarono la presenza di acqua sulfurea salso bromo iodica si ebbe la conferma delle proprietà guaritive delle terme.Nel 1900, all'Esposizione Universale delle Acque di Parigi, le acque di Bacedasco furono apprezzate e considerate tra le più notevoli d'EuropaLe "Antiche Terme di Bacedasco" prima della costruzione di un campo di Golf erano il parco naturale più grande do Europa , ora sono rimasti solo 100 ettari.In questo meraviglioso parco sono presenti piante, erbe e vegetazione unica.La Frazione e divisa in Bacedasco Alto e Bacedasco Basso PC

Carpaneto Piacentino

Carpaneto Piacentino è il capoluogo naturale della Val Chero.Sorge ai piedi delle colline sull’incrocio delle strade provinciali Piacenza-Lugagnano e Cadeo-Velleia.Dista 20 Km da Piacenza e 13 da Fiorenzuola d’Arda ed è conosciuto per aver dati i natali a Edoardo Amaldi, celebre fisico italiano del XX secolo nonché membro del gruppo dei ragazzi di via Panisperna.Il territorio comunale ha una superficie di 6324 ettari che variano da un’altezza minima di m. 74 (Zena) ad una massima di m. 390 (Magnano) sul livello del mare ed ha un popolazione di 7.700 abitanti.La presenza romana nel territorio di Carpaneto è attestata da tracce di centuriazione e da numerosi rinvenimenti archeologici (disseminati in varie località): tombe, tracce di lastricato, frammenti di oggetti da mensa in ceramica; nella frazione di Badagnano fu rinvenuto un dolio di ragguardevoli dimensioni (ora conservato nell’antiquarium di Velleia).Il primo documento che cita Carpaneto è del 25 settembre 758 e riguarda le vendite avvenute tra alcuni nobili longobardi di un appezzamento di terreno boschivo composto in prevalenza da “carpinus betulus”.La denominazione del luogo si trova inoltre in un testamento olografo del 7 luglio 801, conservato nell’archivio capitolare di Piacenza. Altro documento importante è un rogito di vendita su pergamena longobarda datato 27 novembre 815 relativo alla vendita di parte di una selva “in loco ubi dicitur Carpenetus” da parte di Gastaldo del fu Gautperto al vescovo di Piacenza, Podone (809-840).L’attuale stemma è stato riconosciuto ufficialmente il 26 novembre 1931 dal Re d’Italia Vittorio Emanuele III, che decretò e riconobbe al Comune di Carpaneto il diritto di far uso di questo stemma comunale e dispose che tale decreto fosse registrato alla Corte dei Conti e trascritto nei registri della consulta araldica e dell’archivio di Stato.Dal XV secolo all’inizio del 1900, il castello di Carpaneto è stato proprietà della famiglia Scotti Douglas di Vigoleno. Dopo la morte violenta, avvenuta nel 1521 ad Agazzano, del conte feudatario Pier Maria Scotti, detto “il Buso” per la velocità e la destrezza con cui riusciva ad infilzare con la spada i suoi nemici, il borgo decadde.Insieme a Diolo e a Vigoleno, Carpaneto fu elevato a marchesato da Ranuccio I Farnese nel 1606 in favore di Cesare Maria Scotti e alla famiglia Scotti il castello rimase fino al 1908, anno in cui fu venduto al Comune. In esso presero ufficialmente stanza, oltre agli uffici comunali, anche la scuola elementare, la Pretura ed alcune attività commerciali.Solo da alcuni decenni l’edificio è adibito esclusivamente ad attività amministrativa del Comune. Nel palazzo si conservano le sole aeropitture murali realizzate nel 1934 dal pittore futurista piacentino BOT (Barbieri Osvaldo Terribile) nel salone a lui dedicato al piano superiore nel 1934 e ultimamente restaurate. Quelle dello scalone d’accesso furono affrescate nel 1937, su commissione del Podestà Carlo Nazzani. I lavori di recupero e restauro conservativo dell’antico palazzo hanno restituito al Castello la vetusta bellezza e la maestosa possanza. PC

Castell’Arquato

L’antico borgo di Castell’Arquato sorge in una posizione molto significativa dal punto di vista geologico-morfologico. Si trova infatti al passaggio tra l’area collinare e la vera e propria pianura, in prossimità del torrente Arda su una sorta di terrazzo naturale che domina dall’alto le aree circostanti e assicura una protezione anche dalle esondazioni del corso d’acqua.Il centro abitato sorge su sedimenti molto antichi, depositi marini che conferiscono a queste zone un significato del tutto eccezionale per l’abbondanza di testimonianze fossili.Insieme, queste caratteristiche, rendono il comune di Castell’Arquato un territorio a forte vocazione sia agricola, soprattutto per la vitivinicoltura, sia turistico-commerciale. Già nell’antichità era praticata la viticoltura, favorita sia dall’esposizione solare a sud-est dei versanti collinari sia dalla composizione del terreno.Una celebre testimonianza della bontà del vino di Castell’Arquato si deve a papa Paolo III Farnese che nel 1543, visitando il borgo, ebbe in dono 12 some di di buon vino rosso. Il dono fu tanto gradito al Papa che oggi sono ancora famose le parole del suo dispensiere: “Castell’Arquato fa vini perfettissimi et é grande peccato che tutta quella collina non sia vigna, che qui sono così delicati quanto sia in tutta la Lombardia, tanto rosso, quanto bianchi et qui Sua Beatitudine si forniva per il viaggio et anco ne mandava a pigliare anche se fosse a Ferrara et a Bologna”. PC

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