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Il 16 Giugno 1980 in prima assoluta a Chicago debuttava il film The Blues Brothers il film che insegnò ad una nuova generazione di ascoltatori la magia del blues e del soul.

Distribuito nel 1980, The Blues Brothers è una commedia musicale, che con il passare degli anni è diventato un simbolo della cultura rock-blues. Improvvisamente un’intera generazione scoprì l’importanza della musica afroamericana (jazz, blues e soul), grazie a mostri sacri come Aretha Franklin, John Lee Hooker, James Brown e Cab Calloway.

La Trama

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I fratelli Blues tornano all’Orfanotrofio di Sant’Elena del Santo Sudario, a Calumet City, Illinois, dove erano stati cresciuti da suor Stigmata e scoprono che la struttura rischia la chiusura perché insolvente verso il Fisco: servono 5000 dollari di tasse arretrate per restare aperti. Decisi a trovarli, ‘Joliet’ Jake ed Elwood si ritrovano nella chiesa battista, dove durante un rito officiato da Cleophus James (interpretato magnificamente da James Brown) all’improvviso Jake ‘vede la luce’. Cavolo, I due sono “in missione per conto di Dio”. Rimettere assieme “la Banda”, il loro vecchio gruppo, organizzare un concerto, e racimolare abbastanza soldi per salvare l’orfanotrofio.

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In missione per conto di dio: la storia dei Blues Brothers

Nel 1975, John Belushi entrò nel cast dello spettacolo tv Saturday Night Live. Il suo cavallo di battaglia era uno sketch in cui era mascherato da ape e cantava I’m A King Bee (‘Well, I’m a king bee, buzzin’ around yo’ hive’), lato B di un disco della Excello Records di Slim Harpo. Era stato Dan Aykroyd ad accendere in lui l’interesse per il blues, ma il merito di aver rafforzato questo amore va tutto al cantante e armonicista Curtis Salgado che lo “convertì al blues”.

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L’idea dei Blues Brothers era nata quando anni prima Belushi e Aykroyd si erano incontrati in un bar: John avrebbe cantato e Dan suonato l’armonica. Quel giorno, era presente anche il direttore musicale del Saturday Night Live Howard Shore, che battezzò il progetto The Blues Brothers. Il nome sembrò a tutti perfetto. L’idea si sviluppò nel corso delle registrazioni per Saturday Night Live. “Feci un arrangiamento di Rocket 88 per i Blues Brothers e la registrammo con la Saturday Night Live Band”, ci dice il trombonista Tom ‘Bones’ Malone. “Sviluppammo i personaggi e le mosse sul palco, ma non la facemmo durante lo show. Ci fu chiesto di eseguirla per riscaldare il pubblico in studio. E le reazioni furono mediamente positive”.

Il direttore discografico Michael Klenfner portò John e Dan a parlare con Ahmet Ertegün dell’Atlantic Records, e lui mise i Blues Brothers sotto contratto. I Blues Brothers iniziarono a provare per una serie di concerti all’Universal Amphitheatre di Los Angeles, dove esordirono il 9 settembre 1978, introdotti dal comico Steve Martin. Il primo concerto all’Amphitheatre fu pubblicato nel disco del 1978 dell’Atlantic Records col titolo A BRIEFCASE FULL OF BLUES e fu dedicato a Curtis Salgado.

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Quando fu deciso di realizzare un film basato sul gruppo e sui fratelli del blues, Dan Aykroyd impiegò sei mesi per scrivere un copione di quello che sarebbe poi diven-tato il film The Blues Brothers. Il risultato fu un blocco di 324 pagine (che per scherzo era rilegato con la copertina delle pagine gialle di LA) francamente impossibile da portare sullo schermo. Il regista John Landis passò una nottata a mettere mano agli sforzi di Aykroyd, per trasformarli in una sceneggiatura utilizzabile. Il risultato conteneva alcuni dei dialoghi più memorabili della storia del cinema. A livello di battute fulminanti, i Blues Brothers è secondo a pochissimi altri film.

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La storia della missione per conto di Dio di Joliet’ Jake ed Elwood Blues arrivò al cinema nel 1980. Il gran numero di stelle musicali assoldate – e di auto sfasciate – portò il budget del film a sforare i 10 milioni di dollari. Perdipiù, John Landis ebbe qualche problema a far uscire The Blues Brothers nelle sale. Ad esempio Ted Mann, direttore della catena Mann Theatres, dubitava che un pubblico composto da bianchi potesse interessarsi alle vicende di un branco di vecchi musicisti neri. Apparentemente, non voleva che nelle zone dove aveva i suoi cinema, prevalentemente abitate da bianchi, arrivassero frotte di neri a vederlo.
Alcuni critici criticarono l’esilità della trama e il fatto che fosse basato sugli inseguimenti automobilistici, ma in realtà furono poche voci isolate: il film è un capolavoro. E malgrado Ted Mann e qualche stroncatura, ‘Joliet’ Jake e Elwood Blues trovarono il loro pubblico: The Blues Brothers rese Belushi e Aykroyd due superstar.

La scoperta del cadavere di John Belushi, avvenuta il 5 marzo del 1982 nel Bungalow 3 del Chateau Marmont sul Sunset Strip a Hollywood, mise fine a qualsiasi progetto di un sequel. Quando rimase vittima di una dose mortale di Speedball, un mix di cocaina ed eroina, Belushi aveva solo 33 anni.

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Dan Aykroyd rende omaggio all’amico scomparso: “John era come una foca! Poteva acchiappare i gamberi, cantare, ballare, sapeva negoziare, era un attore, un manager. Gestì se stesso e il gruppo in modo straordinario. Poi una donna gli iniettò una dose troppo forte di eroina, lui aveva i polmoni e lo stomaco già a pezzi, e per questo lei si è fatta tre anni. Il mondo ha perso un talento unico, e aveva solo 33 anni. Forse cercava di non pensare al passato, annebbiare il presente, e trovare conforto per il futuro. Lo fece e questo lo uccise. Se oggi fosse ancora vivo, sarebbe uno dei registi migliori di Broadway, allestirebbe spettacoli con gli attori più dotati, farebbe parte del mondo del teatro. John amava il teatro”.

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